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Danni da fumo (20 gennaio 2010)

Le sigarette fanno male alla salute e chi le produce e vende è responsabile dei danni prodotti ai fumatori e dei rischi che essi corrono. Lo ha affermato definitivamente una sentenza della Corte di Cassazione del 17 dicembre 2009.

La Cassazione si è pronunciata in merito alla vertenza di un fumatore che ha chiamato in giudizio la Bat Italia spa e i Monopoli di Stato, chiedendo loro il risarcimento dei danni derivanti dall'ingannevolezza della dicitura "lights" ed "extra lights" apposte sui pacchetti di sigarette. Queste diciture lo avevano spinto a cambiare prodotto e aumentare il consumo di tabacco nella convinzione indotta che le sigarette in questione fossero meno dannose per la salute.

Si legge nella sentenza: "l'art. 2050 c.c. statuisce che chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno". E questo vale anche per chi le sigarette le vende.

Per i giudici i produttori sono responsabili anche se il fumatore è consapevole dei rischi legati al fumo. "La pretesa conoscenza del rischio e della pericolosità - si legge nella sentenza - del prodotto-sigaretta da parte del consumatore-fumatore (pur potendo portare al rigetto della domanda risarcitoria) non è idonea ad escludere la configurabilità della responsabilità del produttore ai sensi dell'art. 2050 c.c.. Tale norma prescinde dal comportamento del soggetto danneggiato e la fattispecie si perfeziona sulla base del solo esercizio dell'attività pericolosa senza l'adozione delle misure idonee ad evitare il danno".

Nella sentenza i giudici stabiliscono un principio importantissimo: "la produzione e la vendita di tabacchi lavorati integrano una attività pericolosa, ai sensi dell'art. 2050 c.c., poiché i tabacchi, avendo quale unica destinazione il consumo mediante il fumo, contengono in sé, per la loro composizione biochimica e per la valutazione data dall'ordinamento, una potenziale carica di nocività per la salute". "L'apposizione, sulla confezione di un prodotto, di un messaggio pubblicitario considerato ingannevole (nella specie il segno descrittivo "light" sul pacchetto di sigarette) può essere considerato come fatto produttivo di danno ingiusto, obbligando colui che l'ha commesso al risarcimento del danno, indipendentemente dall'esistenza di una specifica disposizione o di un provvedimento che vieti l'espressione impiegata".

Questa sentenza può aprire la strada alle cause di risarcimento da parte di fumatori, ex fumatori, e parenti di fumatori deceduti a causa proprio del fumo di sigaretta.
E' in corso la raccolta delle adesioni per verificare l'opportunità di adottare iniziative contro i “danni da fumo”. Segnala il tuo caso allo sportello dedicato.

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