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"Debutto all'italiana per l'azione collettiva", ll Salvagente

Lontana dalla prima formulazione e soprattutto dal modello Usa, prende il via tra (poche) aspettative e (molte) critiche.

Dopo vari rinvii e ritocchi, la class action all’italiana è operativa. Dal 2 gennaio sono aperti i termini per notificare i primi ricorsi. Nonostante la sanatoria di tutte le violazioni commesse fino al 15 agosto 2009 - le truffe finanziarie contro i piccoli risparmiatori, in testa - la materia prima per le nuove class action non manca, a cominciare dalla reintroduzione di fatto della commissione di massimo scoperto per la quale le banche sono state sanzionate dall’Antitrust.
Anche il sistema dei trasporti ha offerto nuovi spunti. I disagi patiti da chi viaggia in treno o in aereo sono un classico del genere. All’aeroporto di Roma, per esempio, i disservizi della Easy Jet, che ha lasciato i passeggeri senza assistenza in violazione della normativa europea, sono stati persino “certificati” dall’Enac, che ha inflitto alla compagnia low cost una multa per 110mila euro.

Abusi di classe
Quale sarà il tema del debutto? Il Codacons, tra le associazioni più leste a portare in tribunale le disavventure quotidiane, promette che il suo ricorso inaugurerà l’anno. Ma su cosa? Top secret. Marco Ramadori del coordinamento legale dell’associazione la spiega così: “È una legge pessima, nonostante questo agiremo”.
Più cauto, invece, è Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione nazionale consumatori, che ha creato il sito classaction.it nel quale pubblicizzare tutte le iniziative in corso. “Credo che la legge sia stata studiata anche per scatenare una gara tra le associazioni dei consumatori, perché un ricorso impedisce ad altri di fare azioni analoghe. Ma noi non partecipiamo a questa gara. Ho sollecitato le altre associazioni a fare iniziative concertate, a mettere insieme risorse e abilità degli uffici legali per dare una risposta matura a questa sfida, senza fallimenti, per evitare che l’opinione pubblica si rassegni”.
Sui disservizi dei treni, per esempio, troppe sono le variabili e si rischia l’autogol. Meglio partire con casi concreti, meno folkloristici. Anche Dona, del resto, ha i suoi progetti. E potrebbe presto avviare una class action “su un prodotto che ha tradito le aspettative dei suoi acquirenti e la cui casa produttrice è ancora indecisa se risarcire i danneggiati”.

Tribunali-imbuto
Rispetto alle aspettative, l’attuale versione (chissà se l’ultima) di class action all’italiana non ha più nulla a che fare con i progetti precedenti e tanto meno con il modello statunitense.
Ora il ricorso può essere presentato da consumatori e utenti, da soli o associati. Senza alcuna riserva per le 17 associazioni del Cncu, una scelta con conseguenze nefaste, secondo l’avvocato del Codacons: “Il giudice deve valutare la capacità del singolo di gestire la class action. Ma è facile concludere che un cittadino non sia in grado di farlo contro un colosso. Inoltre, se il ricorso viene giudicato ammissibile, il giudice deve indicare la forma adeguata di pubblicità dell’azione: potrebbe ordinare un certo numero di spot in tv e di uscite sui quotidiani nazionali, con costi proibitivi. In pratica, può accadere che per avere soddisfazione di un danno piccolo, come il costo di spedizione delle bollette, si debbano anticipare 100mila euro. Se così stanno le cose, è evidente che soltanto le associazioni sono in grado di farsene carico”.
L’elenco degli sgambetti previsti dal legislatore continua con la previsione del danno punitivo, ma solo a carico del ricorrente, che in caso di rigetto del ricorso potrà essere condannato a pagare i danni all’immagine e alla reputazione dell’azienda.
Grave è giudicato anche il sistema per le adesioni e l’esclusività di azione del primo ricorso. In pratica, chi condivide lo stesso danno patito dal promotore dell’azione può aderire (opt in) alla class action entro 120 giorni dalla scadenza del termine della pubblicità. Chi non lo fa è tagliato fuori: non può più aderire, né promuovere un nuovo ricorso. Ciò significa che se è promossa una causa contro un’azienda con sede a Torino e un danneggiato lo scopre troppo tardi, perché vive lontano e non legge i giornali su cui è stata pubblicizzata l’azione, non potrà più rivalersi.
Con questo congegno, c’è anche il rischio della comparsa dei comitati gialli. Dice Ramadori: “Se fossi una grande azienda con molto contenzioso, organizzerei un bel comitato giallo per promuovere una class action mal posta e destinata a essere rigettata, ma utile ad assimilare tutti i casi possibili e a impedire eventuali altre iniziative”.
Il concreto funzionamento della nuova class action dipende anche dall’efficienza degli 11 tribunali preposti a trattare i ricorsi, in certi casi per territori molto ampi: un comitato molisano o marchigiano, per esempio, per promuovere una class action dovrà rivolgersi al Tribunale di Roma. Un’ipotesi davvero poco incoraggiante. Secondo Dona: “Così si allontana l’azione dal territorio e se ne smembra l’efficacia. Ma individuare Fori già intasati è stata l’ennesima furbizia”.

LE AREE DI PERTINENZA
DEGLI 11 TRIBUNALI
COMPETENTI IN MATERIA
Tribunale di Bari
Puglia

Tribunale di Bologna
Emilia-Romagna

Tribunale di Cagliari
Sardegna

Tribunale di Firenze
Toscana

Tribunale di Genova
Liguria

Tribunale di Milano
Lombardia

Tribunale di Napoli
Basilicata, Calabria, Campania

Tribunale di Palermo
Sicilia

Tribunale di Roma
Abruzzo, Lazio, Marche, Molise, Umbria

Tribunale di Torino
Piemonte e Valle d’Aosta

Tribunale di Venezia
Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige,
Veneto

Data: 7 gennaio 2010

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