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“Azione collettiva e conciliazione obbligatoria sono strumenti inefficaci”, di Paolo Landi

Con il 1° gennaio l’attesa azione collettiva per la quale ci siamo battuti è entrata in vigore. Purtroppo a differenza degli altri Paesi dove con questo strumento è stato possibile contrastare i raggiri, le truffe o le pratiche commerciali scorrette garantendo ai consumatori vittime un adeguato risarcimento, non sarà così in Italia.

Il testo approvato dal Parlamento è una normativa inefficace, inutilizzabile sia nel caso della speculazione sulla pasta, che dei ritardi dei treni o degli addebiti in bolletta per servizi non richiesti, e neanche nel caso degli aumenti delle commissioni venuti alla luce con l’indagine dell’Antitrust.

Essa, infatti, presuppone l’esistenza di interessi identici e prevede costose spese di pubblicità per chi l’attiva, difficoltà nel presentare le proprie richieste di risarcimento e soprattutto risarcimenti simbolici. A questo punto per essere risarciti meglio la tradizionale strada del ricorso al giudice di pace o un ricorso plurimo. L’azione collettiva rischia di creare attese di risarcimento che saranno disattese. Per questo è indispensabile modificare alcune norme. Senza la loro modifica essa resterà uno strumento inutilizzato.

Come se ciò non bastasse, dall’inizio dell’anno anche il ricorso al giudice di pace sarà più problematico. Non solo per i ricorsi contro le multe ove è prevista una tassa di 40 euro, ma anche se si tratta di contratti assicurativi, contratti bancari e finanziari, condominio, salute. Per il ricorso di questi ultimi un decreto all’esame in Parlamento traccia la strada della conciliazione obbligatoria presso gli organismi privati di conciliazione, come l’unica percorribile. Ciò significa per il consumatore andare incontro ad un costo certo, ma a nessuna certezza di soluzione. Il consumatore dovrà sostenere, quindi, un doppio costo: prima nell’accesso privato alla giustizia tramite gli organismi di conciliazione e poi al giudice di pace.

Adiconsum è favorevole alle procedure conciliative, ma queste debbono essere volontarie e non obbligatorie. Si aggiunga che il decreto all’esame del Parlamento è in violazione della stessa legge delega che non prevede la conciliazione obbligatoria.

Data: 6 gennaio 2010

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