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Un po' di storia PDF Stampa E-mail

L’esigenza di riequilibrare l’asimmetria processuale che penalizza il consumatore, parte occasionale del rapporto di consumo, è stata ampiamente dibattuta in Italia fin dagli anni ottanta, ma è soltanto dal 2003 che si sono concretamente elaborati alcuni progetti di legge. Proprio in quell'anno l’Autorità Antitrust smascherò il cartello realizzato dalle Compagnie di assicurazione in danno degli utenti: di fronte alla pioggia di ricorsi proposti dai cittadini per ottenere il rimborso dei premi indebitamente pagati, le organizzazioni dei consumatori proposero di introdurre in Italia strumenti di tutela collettiva risarcitoria analoghi alla c.d. “class-action” nordamericana.

Il dibattito ha prodotto numerosi progetti nell’arco di due legislature, concretizzandosi finalmente nella Legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 24-12-2007, art. 2, 446° comma) che ha introdotto inizialmente nel Codice del consumo il nuovo art. 140-bis, rubricato “Azione collettiva risarcitoria” (vedi il testo del vecchio art. 140-bis).

Sebbene le disposizioni sarebbero dovute diventare applicabili a partire dal 1° luglio 2008 (ai sensi dell’art. 2, 447° comma, della Legge finanziaria), il Governo decideva di far slittare l’entrata in vigore dapprima al 1 gennaio 2009, quindi al 1 luglio 2009, infine, dopo aver profondamente modificato il testo del vecchio art. 140-bis, al 1 gennaio 2010 (vedi il testo del nuovo art. 140-bis).

L’attuale testo ha sollevato forti perplessità circa la sua capacità di porre rimedio a tutte quelle situazioni nelle quali, controvertendosi per importi ridotti, il cittadino rinuncia alla tutela dei propri diritti vista la sproporzione tra il valore della lite ed il costo del processo. La principale novità riguarda la legittimazione ad agire (e cioè il potere di avviare l’azione di classe) che non è più rimessa agli enti rappresentativi dei consumatori danneggiati (associazioni o comitati), ma al singolo componente della classe. Ciò significa che l’onere di avviare il processo graverà su uno dei singoli soggetti lesi dalla condotta posta in essere dall’azienda scorretta; questi dovrà poi caricare sulle sue spalle le adesioni di tutti gli altri interessati che si trovano nella medesima situazione.

E’ evidente che il nuovo art. 140-bis del Codice del consumo, nel prevedere questo tipo di iniziativa, ha inteso contenere le azioni collettive ed in effetti sembra logico immaginare che non saranno in molti i consumatori disposti ad attivarsi non solo per se stessi, ma anche nell’interesse di una intera classe di danneggiati, con tutte le conseguenti responsabilità.

Insomma, come rappresentanti dei consumatori, abbiamo già protestato per il serio rischio che questa nuova azione sia scarsamente utilizzabile per ottenere il risarcimento del danno dovuto per i comportamenti scorretti delle aziende operanti nel mercato italiano.

 
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